YANINA ANTSULEVICH  -  SCULTURA E GRAFICA EQUESTRE0
0
00
ARTISTA

                                                               

 

C’è un profondo e antico legame tra Scienze e Arte e la giovane artista russa, Yanina Antsulevich, lo sa bene.

Una relazione cosi penetrante e appassionante, è congeniale al suo amore naturale che lega la propria terra al mondo della tradizione equestre. Di questo tenore è la forza del vitale connubio fra tradizione e innovazione.

La splendida San Pietroburgo è il contesto culturale in cui è nata, in una famiglia di scienziati e biologi, in una regione della Russia così immensa e multiforme. Potremmo facilmente comprendere come il felice e stimolante contatto con creatura così seducenti è indomite come i cavalli sia iniziata in tenerissima età. Un accostamento così precoce fatto di studi a tavolino, sempre suffragati dal vero. C’è per di più un attivo interesse sportivo e agnostico per i nobile animale che ha condotto la sua avventurosa ricerca a maturare in ben assodati traguardi. Per avere un’idea delle tappe del percorso dell’artista non basta citare le numerose mostre, dalla Russia alla Germania, quando ancora non aveva la maggiore età, in Finlandia dove ha avuto persino il compito di recuperare ex novo uno storico monumento equestre scomparso, Olanda, Ungheria e oggi in Italia in Sardegna.

Osservando l’itinerario della mostra, trai bronzi e i disegni sì può tentare di cogliere la poetica, la vita intesa come sfida incessante o per dirlo con una sua opera, una fabbricante corsa agli ostacoli (“Stepple Chase”, 2006) dove fermarsi è impossibile, arrendersi davanti alle continue avversità della vita, sarebbe peggio che morire. Analizzando un gentile omaggio scultoreo che Yanina fa alla Sardegna e alla Sartiglia, nelle molteplici chiavi di lettura può essere intesa come un’appassionate e pericolosa ricerca dell’obbiettivo, la stella da trafiggere al balzo presaga di un avventuroso destino. Il modo in cui imbriglia la materia richiama sempre la forza degli elementi, fuoco e terra che sembrano ancora scalpitare nei suoi bronzi senza rifuggire da impulsi di una dolcezza carezzevole.

Un altro gradevole dono dell’artista alla Sardegna è osservabile nei suoi disegni, dove il cavallo non compare più solo come indomito protagonista ma un riferimento alla tradizione culturale isolana, atavico elemento in simbiosi con l’uomo del passato sia nei periodi di vita quotidiana che nella festa, sia nel periodo sacro che profano. Può apparire un velo melanconico ma questo viene oltrepassato dalla carica dei colori nei panneggi del costume tradizionale, per l’ausilio di tecniche miste, dalla china alla tempera all’acquerello. Per esempio nella “Coppia in costume sardo” il dinamismo cromatico accompagna quello delle forme e ci proietta da un passato ormai lontano al ricordo di un felice incontro tra esperienze, culture apparentemente lontanissime, nello spazio e nel tempo, ma rese armoniosamente vicine e attuali a noi grazie al genio dell’artista.

                                                                                                                                                                 Alessio Langelo